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  Il trauma

 
       

Il trauma è la principale causa di morte in persone tra 1 e 40 anni, comporta spesso esiti fisicamente invalidanti.
Visto che il trauma non è sinonimo di calamità e per definizione è un evento dovuto al caso è PREVENIBILE.
Da uno studio inglese risulta che un terzo delle morti per trauma dopo l’arrivo in ospedale era da considerarsi EVITABILE, intendendo per morte evitabile ogni decesso non causato dalla gravità delle lesioni riportate ma dall’inadeguatezza delle cure ricevute.

Un primo elemento che va ad influenzare in maniera significativa l’esito di un intervento su un traumatizzato è il fattore TEMPO:

MINORE E’ IL TEMPO CHE INTERCORRE TRA EVENTO ACUTO E PRIMO TRATTAMENTO QUALIFICATO E MIGLIORI SARANNO LE POSSIBILITA' DI SOPRAVVIVENZA  E DI RECUPERO FUNZIONALE DEL SOGGETTO RIMASTO VITTIMA DI UN EVENTO TRAUMATICO.

Comprendiamo quindi quanto sia importante agire precocemente e con equipe che abbiano i mezzi e la preparazione necessaria a garantire trattamenti corretti sia di base che avanzati direttamente sul luogo dove il trauma si è verificato.

Per capire meglio teniamo presente che:

- circa il 50% di morti in seguito a trauma  avvengono nei primi minuti dall’evento traumatico, la morte avviene per lesioni non riducibili da nessun tipo di intervento;

- circa il 30% di morti in seguito a trauma avvengono nelle prime ore dall’evento traumatico, queste morti possono essere ridotte con interventi mirati  a stabilizzare i parametri vitali e mediante trattamenti corretti;

 - circa il 20% delle morti avvengono dopo giorni o settimane dall’evento traumatico, in seguito a complicanze tardive durante la degenza in ospedale.

Possiamo quindi capire il significato della cosiddetta
GOLDEN HOUR
(ora d’oro) così definita perché alla luce di studi condotti e dei dati sopra riportati, si è visto che gli interventi giusti attuati nei tempi immediatamente prossimi all’evento traumatico vanno ad incidere in maniera significativa sulla riduzione della mortalità e gli esiti invalidanti conseguenti a trauma.
Le cause di morte e di danni secondari nei traumatizzati, oltre che dovute agli effetti diretti dell’impatto iniziale, sono provocate dall’instaurarsi di alterazioni fisiopatologiche, che con trattamenti tempestivi adeguati, potrebbero essere evitati o ridotti come la anossia, l’ipercapnia, l’ipotensione nonché alterazioni conseguenti esecuzioni tardive e scorrette di manovre e di interventi.
Poiché la percentuale maggiore di decessi conseguenti a trauma avviene prima dell’arrivo in ospedale, appare evidente che uno degli obiettivi da raggiungere è quello di migliorare la qualità del soccorso in questa fase dell’emergenza.
Questo manuale nasce con l’obiettivo di trattare le tematiche riguardanti il traumatizzato e fornire tutte le informazioni sulle procedure di primo trattamento traumatologico che rispettino le linee guida al fine di evitare interventi approssimati, improvvisati e disomogenei in tutte quelle situazioni di emergenza traumatologica che avvengono fuori dalla struttura ospedaliera.
Il coordinamento e quindi l’organizzazione di tutte le azioni di soccorso stanno alla base di una buona gestione dell’intervento sul traumatizzato; azioni che iniziano dalla fase di allertamento alla centrale operativa 118 e si concludono con l’arrivo del traumatizzato presso una struttura ospedaliera adeguata per il trattamento definitivo.
Tutti questi interventi sono riassunti nella

CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA NEL TRAUMATIZZATO

- ALLERTAMENTO

- TRIAGE

- TRATTAMENTO PRE-OSPEDALIERO

- CENTRALIZZAZIONE

- TRATTAMENTO INTRAOSPEDALIERO

Il primo anello della catena è determinante ed implica l’importanza di allertare precocemente e in maniera corretta il sistema di soccorso esistente in un determinato territorio da parte di tutti coloro che sono testimoni o coinvolti in un evento traumatico, un ritardo o una mancanza di allarme alla C:O: 118 comporta un conseguente ritardo o un mancato invio di soccorsi.

Il secondo anello presuppone, all’arrivo sulla scena del trauma, l’effettuazione di una scelta sulle priorità di trattamento da effettuare in base alla gravità ed al numero di soggetti coinvolti.

Il terzo anello comprende il trattamento da effettuare direttamente sulla vittima nel luogo dell’evento, questo può essere di base se attuato da equipaggi formati da personale volontario, o avanzato se presente personale sanitario professionista dell’emergenza.

Il quarto anello comporta il trasporto del traumatizzato presso la struttura ospedaliera indicata dalla CO 118 idonea a trattare il paziente in base alle alterazioni riportate in seguito a trauma.

Il quinto anello comprende il trattamento che avviene all’interno della struttura ospedaliera.

 

Arrivare a garantire un soccorso tempestivo ed adeguato, sia in termini di valutazione che di trattamento sui soggetti vittime di trauma, in fase preospedaliera, ha un’unica finalità cioè quella di ridurre la mortalità e i danni secondari conseguenti al trauma.
In base alle lesioni riportate, alle condizioni cliniche e alla dinamica dell’evento, si può effettuare uno “scoop and run” ovvero trasportare velocemente il paziente verso l’ospedale giusto o uno “stay and play” cioè stabilizzare la vittima e poi trasportarlo all’ospedale più idoneo a riceverlo.
Risulta evidente e necessario formare tutti coloro che effettuano servizi di emergenza extraospedaliera  su quelle che sono le modalità di intervento corretto, seguendo linee guida riconosciute che garantiscono l’efficacia delle procedure e delle tecniche attuate oltre a garantire l’uniformità di trattamento come avviene in altri paesi e in altre realtà nazionali.

Prima di parlare dell’argomento specifico occorre ricordare alcuni elementi che stanno alla base di un buon intervento su uno scenario di trauma e che, chiunque sia chiamato ad intervenire in questo tipo di emergenza, è opportuno conosca e tenga sempre presente:

- Le difficoltà nelle emergenze traumatologiche nascono dall’impossibilità di prevedere e quindi codificare i vari tipi di interventi.
- L’unica garanzia per compiere interventi corretti è quella di perseguire gli obiettivi conosciuti da tutti coloro che operano in questo specifico settore.
- Avere a disposizione attrezzature e mezzi, ma non conoscerne l’uso corretto equivale a costituire un pericolo per il soggetto che si va a soccorrere.
- Per poter agire efficacemente, ognuno per le proprie competenze, è necessario acquisire le conoscenze e la manualità nell’uso di dispositivi e tecniche seguendo dei corsi teorico-pratici e non imparando sul campo.

Le situazioni di trauma dove siamo chiamati ad intervenire non costituiscono né il momento, né il luogo dove imparare ad agire! Il tempo concesso per pensare qual è il trattamento giusto in quella determinata situazione è estremamente breve e deve presupporre quindi una conoscenza acquisita precedentemente.

La scelta di eseguire qualsiasi manovra sul traumatizzato presuppone sempre una fase di attenta valutazione della situazione dove stiamo operando se ciò, per non conoscenza o eccessiva fretta, non avviene si va ad aumentare considerevolmente la possibilità di compiere errori che talvolta risultano fatali per il ferito.
La formazione in questo settore dell’emergenza attraverso corsi teorico-pratici  permetterà di raggiungere importanti obiettivi quali:

- dare al maggior numero di persone, siano essi professionisti o meno, le conoscenza per poter effettuare il primo trattamento sul traumatizzato in maniera corretta;
- uniformare gli interventi affinché tutti mettano in atto comportamenti prestabiliti da protocolli riconosciuti internazionalmente come più validi ed efficaci;
- addestrare le persone ad agire ma anche a comportarsi correttamente  di fronte a situazione di emergenza traumatologica.

Quanto detto è per assolvere a quello che rappresenta l’unico obiettivo comune a tutti coloro che operano in questo settore, ovvero limitare le morti precoci e soprattutto evitabili nonché i danni secondari o permanenti in seguito a trattamenti scorretti durante il primo soccorso a soggetti traumatizzati.

La regola principale di un soccorritore è quella di eseguire una attenta valutazione dello scenario del trauma prima di compiere qualsiasi manovra, ciò risulta indispensabile per evitare un eventuale coinvolgimento di altri soggetti o degli stessi soccorritori e, inoltre, l’osservare la dinamica del trauma può orientare sul tipo di trattamento da attuare e quindi sul tipo di lesioni che il ferito può avere riportato. Vedremo di seguito quali saranno gli scenari che ci possono fare sospettare lesioni maggiori.

VALUTAZIONE DELLA DINAMICA DELL’EVENTO TRAUMATICO

DINAMICHE A RISCHIO (dinamica maggiore)

- Caduta da altezza superiore a 5 metri
- Impatto ad alta velocità
- Estricazione complessa
- Espulsione dal veicolo
- Incendio dell’automezzo
- Coinvolgimenti mezzi pesanti
- Morte di un passeggero
- Esplosione
- Ferita da arma bianca
- Ferita da arma da fuoco
- Motociclista o ciclista sbalzato
- Ribaltamento del mezzo
- Intrusione delle lamiere all’interno del mezzo

  

INDICATORI CLINICI DI LESIONI MAGGIORI

- Ferite penetranti testa, torace, collo, addome
- Traumi toracici con lembi mobili
- Frequenza respiratoria superiore a 30 atti al minuto o inferiore a 12 atti/min
- Trauma addominale con P.A. inferiore a 90mm/hg
- Trauma cranico con GCS inferiore a 13
- Trauma spinale
- Presenza di frattura di 2 ossa lunghe
- Ustioni di II e III grado maggiore del 30% della superficie corporea
- Età della vittima minore di 5 anni o superiore a 55 anni.

Fasi di intervento:

La prima fase di intervento è rappresentata dall’arrivo della richiesta di soccorso alla CO 118. in base alle informazioni ricevute, la Centrale invierà il mezzo sul luogo dell’evento.
In questa fase si stabilirà chi dell’equipaggio sarà il team-leader che, oltre ad attribuire i ruoli ai componenti della squadra, si assumerà l’onere di eseguire tutte le valutazioni sulla vittima.
Un altro componente della squadra avrà il compito di “tenere la testa” ed assumerà il ruolo di Leader di manovra.

La seconda fase dell’intervento consiste nell’arrivo dell’equipaggio sul luogo dell’evento e della valutazione dello scenario; da questa prima valutazione possiamo risalire alla dinamica che ha provocato il trauma, elemento determinante per fare una prima previsione sulle lesioni riportate dal o dai feriti. Se ci fossero dei pericoli ad avvicinarsi alla scena è necessario comunicare immediatamente con la Centrale per avere istruzioni. L’equipaggio dell’ambulanza deve SEMPRE verificare che esistano le condizioni per operare entro i limiti di sicurezza.

La terza fase dell’intervento consiste nell’arrivo sulla vittima con l’immediata valutazione dei parametri vitali (valutazione rapida), comunicazione con la Centrale per decisione di modello operativo per seguire poi con la valutazione primaria, l’immobilizzazione ed il trasporto in ospedale.

VALUTAZIONE RAPIDA

È UNA GLOBALE E RAPIDA OCCHIATA DELLA VITTIMA, SI SENTE SE È PRESENTE IL POLSO RADIALE, CI SI ACCERTA SE LA VITTIMA È VITALE, SI SENTE SE LA CUTE È FREDDA E SUDATA, SI DA’ UNO SGUARDO PER VALUTARE LA PRESENZA DI EMORRAGIE MASSIVE.

ALGORITMO VALUTAZIONE PRIMARIA

FASE A

Posizione neutra della testa
Pervietà delle vie aeree
Applicazione del collare cervicale
Somministrazione ossigeno ad alto flusso

FASE B

Verifica del respiro (se assente entra in algoritmo BLS)
Tipo di respiro
Guarda e palpa il torace
Controllo frequenza respiratoria

FASE C

Controllo polso radiale (se assente controlla il carotideo)
Controllo frequenza cardiaca
Controllo emorragie
Controllo cute

FASE D

Rivalutazione dello stato di coscienza
A = alert  (sveglio)
V = verbal (risponde agli stimoli verbali)
P = painfull (risponde agli stimoli dolorosi)
U = unresponsive (non risponde)

FASE E
Controllo lesioni
Protezione termica

FASE A: airway

Garantire e mantenere la pervietà delle vie aeree e stabilizzare il rachide cervicale.
- Stabilizzare il rachide cervicale con il mantenimento della posizione neutra della testa che si ottiene tenendo la testa con tutte e due le mani e prendendo come punto di riferimento lo sguardo della vittima che deve essere rivolto in avanti e con le orecchie allineate alle spalle ed evitando così movimenti di estensione e rotazione del rachide cervicale stesso.
- Esplorare il cavo orale per liberarlo da eventuali corpi estranei
- Se necessario sollevare il mento
- Applicare collare cervicale
- Applicare Ossigeno a 10/12 litri al minuto
CHI SI OCCUPERA’ DI MANTENERE LA POSIZIONE NEUTRA DELLA TESTA SARA’ IMPEGNATO IN QUESTA MANOVRA DURANTE TUTTA LA PROCEDURA FINO A CHE LA VITTIMA NON VERRA’ FISSATA SU UN MEZZO DI IMMOBILIZZAZIONE TOTALE.

FASE B: breathing

Garantire e mantenere una respirazione od una ventilazione efficace.
- Verificare che la vittima respiri, se non respira si interrompe la valutazione e si entra nell’algoritmo del BLS
- Se il respiro è presente, valutare la frequenza e la profondità degli atti respiratori ( il respiro non è efficace se supera i 30 atti respiratori al minuto o se è al di sotto dei 12 atti)
- Si osserva  il torace  e si guarda se il torace si espande in maniera simmetrica
- Si controlla la presenza di ferite

FASE C: circulation

Garantire e mantenere un circolo adeguato ed il controllo delle emorragie.
- Si tamponano eventuali emorragie evidenti
- Si ricerca il polso radiale (se questo non è presente si va a ricercare il polso carotideo e se anche questo non è presente si entra nell’algoritmo del BLS);
- Se il polso radiale è presente si valuta la frequenza cardiaca
- Si tocca la cute per sentire se è sudata e fredda

FASE D: disability

Rapida valutazione dello stato neurologico:
Valutazione dello stato di coscienza mediante: A V P U

 

- A = vittima vigile e sveglia

- V = vittima che risponde solo agli stimoli verbali

- P = vittima che risponde solo agli stimoli dolorosi

- U = vittima che non risponde

FASE E: exposure

Valutazione di tutto il corpo per controllo delle lesioni riportate. Si consiglia di cambiarsi i guanti.

Ispezione della testa:
Ricerca di ferite, fratture delle ossa craniche ematomi, emorragie

Ispezione del collo

Ispezione del torace:
rivalutazione della frequenza respiratoria
ricerca di ferite anche nella parte posteriore.

Ispezione dell’addome:
Ferite, ematomi.

Ispezione del bacino:
Ferite, ematomi

Ispezione degli arti:
Per evidenziare deformità, lesioni, ferite e dolorabilità
Far muovere i piedi e far stringere le mani.

PROTEGGERE LA VITTIMA DALL’IPOTERMIA utilizzando tutti gli accorgimenti a nostra disposizione.

Tutte le volte che ci troviamo di fronte ad un problema in una qualunque delle fasi di valutazione contattare sempre la Centrale 118.

ALCUNE TIPOLOGIE DI TRAUMA

TRAUMA TORACICO
I traumi toracici sono la causa del 25% dei decessi per trauma.
Le cause di morte immediate sono date dalla rottura del cuore o dei grossi vasi; le morti precoci si verificano entro le tre ore dall’evento e sono dovute all’instabilità cardiorespiratoria conseguente ad ostruzione delle vie aeree, pneumotorace iperteso, tamponamento cardiaco; le morti tardive sono dovute ad una insufficienza respiratoria post traumatica e alle infezioni.
Un trauma compressivo del torace può determinare fratture costali multiple, gli atti respiratori sono frequenti e superficiali per ridurre il dolore. Alla palpazione del torace si sentono dei crepitii ossei.

PNEUMOTORACE APERTO (ferita toracica soffiante)
Quando una lesione alla parete toracica mette in comunicazione il cavo pleurico con l’esterno, basta chiudere con una garza sterile la lesione fissando la medicazione su tre lati in modo da formare una valvola unidirezionale.
Già al momento della valutazione dello scenario è possibile sospettare la presenza di trauma toracico.
Se al momento della fase B della valutazione primaria per cui dopo aver scoperto il torace si notasse difficoltà respiratoria, deviazione della trachea, asimmetria del torace e all’ispezione crepitii, si avverte subito la CO 118.

TRAUMA ADDOMINALE
Le strutture addominali hanno un alto indice di esposizione all’evento traumatico e se il trauma non è diagnosticato rimane frequente causa di morte evitabile.
Esiste la possibilità che una lesione addominale provochi emorragia o peritonite con gravi conseguenze.
L’attenta ricognizione dello scenario è la più importante fonte di informazione.

SEGNI DI LESIONE ADDOMINALE

- Dolore prima moderato ma rapidamente intollerabile
- Crampi
- Nausea
- Debolezza
- Sete
- Lacerazioni evidenti o ferite perforanti dell’addome, della pelvi, del basso torace o della schiena
- Tosse o vomito con emissione di sangue
- Posizione antalgica (gambe sollevate per ridurre la tensione dei muscoli addominali)
- Tutti gli altri segni di shock

FERITE DELL’ADDOME

Le cause possono essere diverse: ferite da arma bianca, da arma da fuoco etc.A seconda che la ferita raggiunga o meno la cavità peritoneale si parlerà di ferite PENETRANTI e in questo caso si cercherà sempre un foro d’uscita, e NON PENETRANTI.
Nel caso di oggetti conficcati non si deve mai rimuovere l’oggetto in questione perché potrebbe scatenare un’emorragia massiva.
Si deve inoltre esporre l’area della ferita tagliando i vestiti ma stando sempre attenti a non spostare l’oggetto, si deve immobilizzare l’oggetto conficcato con una medicazione a tampone fissata con cerotto ( cravatta ). Si trasporta con precauzione il paziente.

EVISCERAZIONE

Se ci troviamo in presenza di una ferita addominale dalla quale escono dei visceri non si deve cercare in nessun modo di riposizionarli all’interno. Si deve esporre la ferita tagliando i vestiti, quando è possibile si può far flettere le ginocchia a livello delle anche per ridurre la pressione sui muscoli addominali, si copre l’organo esposto con teli sterili o garze che non sfilaccino e si bagna con soluzione salina sterile e si copre tutto con telo termico.

TRAUMA IN GRAVIDANZA

Quando ci troviamo di fronte ad una vittima in gravidanza, dobbiamo considerare che, oltre a trattare la donna, dobbiamo pensare anche al feto.
Ci sono degli accorgimenti per aiutare madre e figlio nel miglior modo possibile:
- Maggior apporto di ossigeno
Posizionamento adeguato, si usano i mezzi convenzionali evitando costrizione a - - livello addominale e con l’accortezza di sollevare la parte destra del corpo a favore della sinistra per evitare la compressione cavale.

Il miglior trattamento per il feto consiste nel fornire il trattamento migliore alla madre.

 

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